Anno 2023/2024
Ultimo run calcolato: 02/04/2025 12:00
Anomalie degli eddies stazionari.
La storia da cui discende la definizione del grafico in questione (aggiornamento giornaliero serale) è di lungo corso,
ma si può comunque stabilire un momento iniziale partendo dallo studio Mark P. Baldwin e Timothy J. Dunkerton del 2001, i quali indentificarono
un’evidenza statistica indicante come una marcata anomalia del NAM in stratosfera potesse condizionare nel medesimo senso la troposfera.
Una scoperta davvero rilevante, che mise in luce il ruolo attivo della stratosfera nel grande gioco del clima.
Pur capendo che tale effetto doveva esser determinato dall’attività presente in troposfera, per un certo tempo la scoperta di Baldwin & Dunkerton rimase nel campo della statistica, senza dunque aver un metro fisico degli accadimenti registrati.
Alla soluzione del rompicapo giunsero nel 2004 Lorenzo M. Polvani e Darryn W. Waugh, i quali compresero come l’influenza sulla stratosfera fosse determinata dalla persistenza di lungo periodo dell’attività d’onda troposferica.
Individuarono come l’iniezione (o viceversa l’assenza) persistente d’energia (tradotta nel prodotto della temperatura e dell’intensità del vento meridionale – K ms) fosse il viatico per dar corpo ad eventi estremi in stratosfera (ESE).
In particolare, evidenziarono come l’iniezione costante e sufficiente di energia potesse dar vita a forti anomalie negative del NAM (associabile ad uno stratwarming) e l’assenza e forti anomalie positive (stratcooling). In quest’ottica un ESE “positivo” indica in realtà un non evento, ossia il naturale ed indisturbato approfondimento del vortice stratosferico.
Per definire la probabilità d’accadimento degli ESE, Polvani e Waugh si basarono sull’anomalia degli eddies stazionari mediati su 40 giorni precedenti al giorni di calcolo (qui emerge il concetto di lungo periodo), fissando così le soglie a +/- 5.5 K ms.
Sfondate tali soglie, la correlazione col manifestarsi di un ESE è pari a 0.8.
Il grafico in questione riporta quel tipo di informazione e le soglie sono proprio le due line nere orizzontali.
La "formula" completa dei flussi di calore prevederebbe la somma degli eddies stazionari, degli eddies transienti e degli eddies determinati dalla circolazione meridionale.
La parte relativa alla circolazione meridionale è considerata un sottofondo e quindi non contemplata, mentre la parte dovuta agli eddies transienti (onde di Bjerkness) sono di rapida evoluzione e pertanto poco influenti per ciò che riguarda la stratosfera.
Quindi restano solo gli eddies stazionari (Onde di Rossby).
Sia chiaro che uno ESE positivo (o negativo) non significa necessariamente marcate digressioni di correnti gelide (o assenza delle stesse) verso le medie latitudini, poiché altri fattori entrano in gioco e dunque ciò che si rivela in stratosfera non ha traduzione sistematica in troposfera.
Una scoperta davvero rilevante, che mise in luce il ruolo attivo della stratosfera nel grande gioco del clima.
Pur capendo che tale effetto doveva esser determinato dall’attività presente in troposfera, per un certo tempo la scoperta di Baldwin & Dunkerton rimase nel campo della statistica, senza dunque aver un metro fisico degli accadimenti registrati.
Alla soluzione del rompicapo giunsero nel 2004 Lorenzo M. Polvani e Darryn W. Waugh, i quali compresero come l’influenza sulla stratosfera fosse determinata dalla persistenza di lungo periodo dell’attività d’onda troposferica.
Individuarono come l’iniezione (o viceversa l’assenza) persistente d’energia (tradotta nel prodotto della temperatura e dell’intensità del vento meridionale – K ms) fosse il viatico per dar corpo ad eventi estremi in stratosfera (ESE).
In particolare, evidenziarono come l’iniezione costante e sufficiente di energia potesse dar vita a forti anomalie negative del NAM (associabile ad uno stratwarming) e l’assenza e forti anomalie positive (stratcooling). In quest’ottica un ESE “positivo” indica in realtà un non evento, ossia il naturale ed indisturbato approfondimento del vortice stratosferico.
Per definire la probabilità d’accadimento degli ESE, Polvani e Waugh si basarono sull’anomalia degli eddies stazionari mediati su 40 giorni precedenti al giorni di calcolo (qui emerge il concetto di lungo periodo), fissando così le soglie a +/- 5.5 K ms.
Sfondate tali soglie, la correlazione col manifestarsi di un ESE è pari a 0.8.
Il grafico in questione riporta quel tipo di informazione e le soglie sono proprio le due line nere orizzontali.
La "formula" completa dei flussi di calore prevederebbe la somma degli eddies stazionari, degli eddies transienti e degli eddies determinati dalla circolazione meridionale.
La parte relativa alla circolazione meridionale è considerata un sottofondo e quindi non contemplata, mentre la parte dovuta agli eddies transienti (onde di Bjerkness) sono di rapida evoluzione e pertanto poco influenti per ciò che riguarda la stratosfera.
Quindi restano solo gli eddies stazionari (Onde di Rossby).
Sia chiaro che uno ESE positivo (o negativo) non significa necessariamente marcate digressioni di correnti gelide (o assenza delle stesse) verso le medie latitudini, poiché altri fattori entrano in gioco e dunque ciò che si rivela in stratosfera non ha traduzione sistematica in troposfera.